Scritto da Janusz Gaweł | Categoria: A Proposito di Noi | Pubblicato il 11/12/2025
La Repubblica Centrafricana ha la triste reputazione di avere i più alti tassi di mortalità materna e neonatale al mondo. Qualche anno fa, due giovani donne coraggiose provenienti dalla Polonia hanno deciso di combattere questa dolorosa realtà. Sara, un’ostetrica esperta, e Izabela, un’esperta di aiuti umanitari che lavora nella regione da molti anni. Insieme hanno creato un progetto chiamato “Safe Mom” (“Bezpieczna Mama”).
L’iniziativa affronta le cause alla radice del problema della mortalità. Si concentra sull’educazione delle donne che tradizionalmente assistono le partorienti, chiamate Matrones. Queste ultime non ricevono alcuna formazione: ereditano il ruolo solitamente dalle loro madri o nonne, trasmettendo le conoscenze in forma orale.
Scritto da Mariagrazia Labellarte | Categoria: Cultura | Pubblicato il 04/12/2025
Maria Corina Machado, 58 anni, la sua storia è un esempio potente di resistenza civile e speranza.
È la voce della libertà che ha conquistato il Nobel per la Pace e, in un mondo spesso segnato da silenzi imposti e libertà negate, Maria Corina Machado ha scelto di parlare. E lo ha fatto con una forza che ha attraversato frontiere, ispirato milioni e, oggi, le ha valso il Premio Nobel per la Pace 2025.
Nata a Caracas il 7 ottobre 1967, in una famiglia legata all’industria siderurgica, Machado si è laureata in ingegneria industriale e si è specializzata in finanza. Ma il suo destino non era quello di restare nei confini del settore privato. Nei primi anni 2000 fondò Súmate, un’organizzazione civile per la trasparenza elettorale, che divenne presto un faro per chi credeva ancora nella democrazia venezuelana.
Scritto da Laura Santoro | Categoria: A Proposito di Noi | Pubblicato il 25/11/2025
In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (Matteo 25,31-46)
Ricordo che la solidarietà verso i più deboli, sia perché malati, sofferenti nel corpo e nello spirito, sia poveri perché privi del necessario per vivere, era uno sguardo costante a cui venivamo abituati sin da bambini. Quando non si finiva di mangiare, immancabilmente ci veniva ricordato che quel poco che noi scartavamo avrebbe potuto permettere a un bimbo di non soffrire la fame e di non morire per malnutrizione.
Le foto di quei bimbi così sofferenti, con le pance gonfie e gli occhi immensamente tristi, ritornavano sempre alla mente e spingevano noi bambini a fare qualche piccolo sacrificio per donare un soldino, mangiare senza sprecare pensando che il Padre celeste vede il desiderio e la preghiera e li trasforma in sostegno per quei fratellini lontani.
Scritto da Enrico Casale | Categoria: A Proposito di Noi | Pubblicato il 19/11/2025
La Repubblica Centrafricana sta tentando di risollevarsi dopo anni di guerre, colpi di Stato e violenze intercomunitarie, ma la pace resta un traguardo lontano.
«Si notano miglioramenti, soprattutto nelle città principali, ma la situazione generale rimane fragile e instabile - racconta padre Antonio Triani, missionario cappuccino che opera a Bouar -. Il conflitto generalizzato che devastava il Paese nel 2015 è terminato, ma nelle regioni periferiche restano gruppi armati che vivono di furti e rapine. Anche la capitale la cui popolazione è cresciuta con l’arrivo degli sfollati, soffre per l'alto tasso di criminalità e per la mancanza di sicurezza».
Dal 2013, quando la coalizione ribelle Seleka ha assunto il potere con la forza, la Repubblica Centrafricana è stata definita più volte «il cimitero degli accordi di pace»: i trattati firmati in Gabon, Ciad, Congo, Angola, Kenya, Italia e Sudan sono rimasti in gran parte inapplicati. Tuttavia, un segnale incoraggiante e arrivato nel luglio di quest'anno quando due importanti gruppi armati, Upc e 3R, hanno annunciato la cessazione delle ostilità. Il presidente, Faustin-Archange Touadéra, ha ringraziato pubblicamente la Comunità di Sant'Egidio, che da anni svolge un ruolo di mediazione discreta ma determinante.