Scritto da p. Eddie Boy Fuentes | Categoria: Formazione | Pubblicato il 16/02/2026
Il dialogo - come spazio/tempo in cui le persone umane nella loro distinzione si incontrano proprio in quanto persone - diventa la sua forma privilegiata. Vale la pena notare che le persone umane possono incontrarsi in modi diversi - ma non sempre in modo personale, nel rispetto reciproco del loro status di persone. Il dialogo, infatti, come atto pienamente umano, presuppone una certa bilateralità: il proprio io incontra il tu dell’altro e viceversa. Il dialogo condotto con il riconoscimento e l’accettazione dell’alterità dell’altro non esclude e non nega le differenze tra le persone - sociali, economiche, culturali, o - ai fini della nostra discussione - le differenze tra colui che viene formato e il formatore in termini di funzioni assegnate. Al contrario, crea uno spazio in cui, al di là della comunicazione e dello scambio di idee - funzioni tutto sommato importanti -, si arricchisce la persona in quanto tale. Il dialogo è un luogo di edificazione della persona - in senso letterale e figurato - che non solo la eleva, ma contribuisce letteralmente al suo miglior funzionamento e al suo radicamento come persona (1).
Scritto da p. Tommaso Pio Fatone | Categoria: A proposito di noi | Pubblicato il 07/02/2026
"Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza" (Ap 21,24).
Lo scorso anno il colle Vaticano ha accolto pellegrini di tutte le nazioni, lingue e condizioni sociali, giunti per pregare sulla tomba dell’Apostolo Pietro, rafforzare la fede e ottenere l’indulgenza giubilare.
Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura | Pubblicato il 01/02/2026
Se dopo aver esaminato i tre profili più arditi che lo studioso inglese ha evidenziato, egli stesso ci spiega alcuni grandi temi francescani.
Partiamo dalla storia. Il dodicesimo e tredicesimo secolo furono un risveglio per il mondo, dopo un lungo periodo piuttosto duro e sterile di esperienze, da noi definito secoli oscuri. Però Gilbert Keith scava più in là e ci dice che l’alba del tredicesimo secolo non brillò come una chiara luce e “la letizia di San Francesco e dei suoi giullari di Dio non fu semplicemente il termine di un sonno, né semplicemente quello di una superstiziosa schiavitù. Rappresentò la fine di ciò che apparteneva a un perfettamente determinato, ma differentissimo ordine di idee: la fine di una penitenza o di una espiazione. Segnò il momento in cui certe spirituali espiazioni sono condotte a termine perché alcune infermità spirituali sono finalmente scomparse. Erano state espulse da un’ora di ascetismo che sola poteva eliminarle.
Scritto da C. Myriam Maglienti | Categoria: Cultura | Pubblicato il 24/01/2026
«La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, è ovunque poiché infinito»
[S, Gianna Beretta Molla]
Chi non ha mai sentito parlare di parole invisibili? Quelle non pronunciate, quelle dette senza entrare nei dettagli, quelle comunicate spesso nei sogni senza riuscirle a decifrare o dimenticandone l’indomani mattina la giusta sequenza.
Nel caso dei miei genitori erano parole invisibili quelle avvenute una mattina nella nuova abitazione dove vivevamo da un annetto. La casa era molto grande, ma la maggior parte dei mobili erano rimasti gli stessi, come le stesse erano rimaste le abitudini; una tra quelle il tenere gelosamente nascosto nel comò qualcosa di importante.