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Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura |  Pubblicato il 01/10/2026

La vicenda esistenziale del Terziario Francescano, don Tonino s’intreccia con un altro Neri, Antonio. Costui si trova a realizzare un incrocio di esperienze e di momenti decisivi della vita, accanto al suo Vescovo. Si realizza in lui ciò che si può senza dubbi definire il sacerdozio esemplare, come troviamo testimonianza in Don Antonio Neri. Un’esistenza sacerdotale, curata dai suoi fratelli Francesco e Nicola, quest’ultimo storico colto presso Uniba.

Ma perché possiamo definire un lascito di Francesco d’Assisi ed una filiazione particolare del vescovo molfettese il cammino spirituale di Antonio? Ci aiuti la storia, ovvero alcune date importanti. L’ordinazione il giorno di Sant’Ambrogio del 1991 è una delle omelie più belle che un padre Arcivescovo possa dedicare ad un figlio, ad un giovane prete:

“Ambrogio è stato anche un uomo che si è messo al servizio del popolo, della gente, con una generosità incredibile. Vorrei ricordare soltanto un episodio: non chiudeva le porte di casa perché i poveri, in qualsiasi ora del giorno e della notte, potessero andare a trovarlo. Mi sento a disagio a dire queste cose, ma credo che vi sentiate a disagio tutti quanti voi: se ci dovessimo pesare sulla bilancia dovremmo prima toglierci il mazzo di chiavi che abbiamo in tasca! Ma ho voluto dirvi questo per indicarvi la grande disponibilità di questo Apostolo, che è vissuto in tempi molto difficili., in cui le migrazioni irrompevano nel mondo e nell’Europa in termini ancora più drammatici di quanto non stia avvenendo. È un santo estremamente attuale, che avrebbe da insegnarci moltissimo, in fatto di accoglienza ha scritto e ha detto cose straordinarie, che ancora oggi fanno testo per noi, che siamo così ‘bambini’ prima di accogliere qualcuno in casa. La festa di Sant’Ambrogio è una contestualizzazione molto felice dell’ordinazione sacerdotale di Antonio”.

(Neri F. e Neri N., a cura di, Un’esistenza sacerdotale, pag. 27).

Il cuore di Antonio, la sua mente fervida di ricerche di senso, erano aperte a ciascuno e a tutti, sempre! Tutti bisognosi di un ascolto, di un approdo di pace, venivano accolti da lui.

L’omelia si concluderà con un altro squarcio di libertà evangelica:

“Raccogliamoci ora in preghiera. Il canto allo Spirito Santo è stato il preludio, l’ouverture della grande preghiera consacratoria che pronunceremo tra poco. Lo Spirito santo rivestirà con la sua potenza il nostro fratello Antonio. Chiediamo per lui un cuore nuovo, perché possa essere l’uomo della misericordia, che abbia pietà della gente. Antonio era un magistrato, e forse nell’esercizio del suo ufficio avrà dovuto anche condannare. Adesso non dovrà condannare più. Assolverà con formula piena, non col potere dell’uomo ma col potere di Gesù, l’Uomo della misericordia, l’Uomo della speranza, l’Uomo della luce. Invochiamo lo Spirito santo perché scenda su Antonio e lo faccia diventare non solo tempio della sua gloria, ma anche immagine della misericordia del Signore Gesù, il quale è passato sulla terra facendo del bene e sanando con amore tutti gli uomini da ogni malattia.

E un brivido di gioia passerà anche sulla nostra terra>>. (Idem, pp.30-31).

Due carezze di Dio, due scelte di delicata predilezione unirà in futuro don Tonino ad Antonio. Il 30 aprile del 2010, a Molfetta, inizia la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Antonio Bello, per rilevarne le virtù. Il tribunale sarà presieduto dal Delegato episcopale, don Antonio Neri.

C’è di più: la sofferenza e il bacio della Madonna. Entrambi concluderanno la scia luminosa di libera adesione al Vangelo sine glossa, con un lungo e sofferto esercizio di pazienza, nel crogiolo del dolore: “Don Antonio, pur non desiderando né la sofferenza, né la morte, ha accettato di bere il calice che l’Amato aveva presentato all’Amico. A chi, per affetto nei suoi confronti, faticava ad accettare la tribolazione che gli era messa davanti, rispondeva semplicemente e con convinzione: <<E’ volontà di Dio… La sofferenza è una vocazione nella vocazione. L’importante è non sprecarla, e soffrire bene, in unione con Gesù>>. […] Consapevole che la malattia avrebbe prima o poi prevalso, don Antonio usava dire: <<I santi insegnano che il purgatorio è meglio farlo sulla terra anziché nell’aldilà, così da arrivare subito in Paradiso>>. E proseguiva:<<Per parte mia, non ho altro desiderio che incontrare la Madonna e ricevere un suo bacio>>. Quanti gli hanno voluto bene, amano pensare che, dopo tanta sofferenza, in Paradiso la Madonna abbia accolto Antonio, e poiché la sua <<benignità non pur soccorre/a chi domanda, ma molte fiate/ liberamente al dimandar precorre>>(Paradiso, XXXIII, 15), la Madonna, Madre di Gesù e Madre dei sacerdoti, di baci gliene abbia dato più di uno, e anzi lo abbia tempestato di baci, lo abbia abbracciato stretto e in questo abbraccio lo stia custodendo per tutta l’eternità. Ben per questo Maria Santissima è ricolma della grazia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. (Un’esistenza …, pp.157-158).

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