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Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura |  Pubblicato il 04/09/2026

Monsignor Neri ci mostra le grandi somiglianze di San Francesco a don Tonino, ma anche una divergenza: “Alla visione del cosmo di San Francesco – bisogna riconoscerlo – manca il mare, forse non senza un motivo, in quanto l’Umbria è l’unica regione italiana priva di uno sbocco sul mare. La Puglia, invece, è quasi interamente circondata dal mare, e il capo di Leuca è un cuneo tra lo Jonio e l’Adriatico. Non fa meraviglia, allora, che don Tonino abbia composto un suo personale Cantico, la Preghiera in riva al mare. Eccone i versi. 

Benedetto, sia tu, o mio Dio, per il mare, che hai fatto blu
e l’hai gonfiato di onde che si muovono.
Per i flutti che hai fatto glauchi
e con le bianche creste di schiuma.
Per il sole che getta tanto fuoco sul mare.
Per il cielo che hai fatto tutto scintillante di luci
e per la gioia profonda che ci dai
quando ci tuffiamo nelle acque refrigeranti
e per questa grandezza che ci circonda, facci comprendere,
oh Signore, che siamo piccoli, e abbiamo bisogno di Te. (Cfr. Neri, idem, pp.150-151).


Il lettore più attento coglierà due significativi aspetti: il richiamo alla piccolezza, che anche don Tonino aveva riproposto, paragonando la nostra terra a quella cuore dell’Italia e sigillo del grande poeta del Cantico. Ce n’è anche uno simpatico. Con questo sguardo, il cappuccino catanzarese può già nel 2016 intravvedere il luogo dove sarà chiamato al compito speciale di chi osserva, protegge e cura oggi il gregge affidatogli: l’Episcopato di Otranto, sigillo di un triplice dono divino. Lì il popolo idruntino si nutre del martirio dei predecessori, dello spettacolo del suo mare e della congiunzione fra distese di acque e lembi di terra che ripropongono in questa città di Puglia una novella Assisi e vede riflettersi un altro diadema dell’imprevedibilità del bene.
 
C’è di più, in questo testo il Neri aveva riportato alcuni autografi, alle pag. 333-345, che sono di grande aiuto per capire quanto fosse Tonino Bello vicino a San Francesco e come l’attrazione che sentiva per lui fossero sfociati nel suo entrare nell’Ordine Francescano Secolare tra il 22 novembre 1959 e il 1 gennaio 1962; il tutto alimentato dalla stessa mamma, appartenente al Terz’Ordine Francescano e alla particolare vicinanza al convento dei Cappuccini di Alessano.
Riporto, per gentile autorizzazione dell’autore, un paio di pagine degli appunti di una catechesi che il vescovo molfettese tenne ai Minori Cappuccini a S. Fara, nel 1989. Le si rinvengono tra le foto allegate al testo.
Emerge la parola che caratterizza la vera santità di Francesco: libero. Libero significa soprattutto tre realtà: la prima è racchiusa in Dante, nei canti XVI del Purgatorio, dove l’Alighieri spiega che non c’è amore, senza libero arbitrio, scelta personale e per la sua matematica e numerologia mistica risulta essere il 50esimo o spartiacque del suo cammino e … nell’XI del Paradiso, dove Tommaso d’Aquino spiega il senso pieno della vita di un mendicante come il figlio di Bernardone; libero vuol dire anche che il piccolo e poverello sposi Madonna Povertà, a sequela del Maestro, perché da ricco che era, con lo spogliarsi si fida e affida all’unico Padre; ma liber, usato per lo più al plurale, esprime, in latino, figli e prole. Non c’è persona libera, se uno non si riconosca di essere figlio di un Amore trinitario che spieghi anche la propria esistenza umana e si dispieghi nel corso di una vita impegnativa, incontrando e riabbracciando questo Abbà, e una tale filiazione si realizzisolo con l’adesione all’incarnazione, passione e morte e Resurrezione del Figlio.
Il libro di Francesco Neri non è più facilmente reperibile, ma si puòrinvenire, visitando una biblioteca arcivescovile o dei Minori Cappuccini.

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