Scritto da Myriam Maglienti | Categoria: Cultura | Pubblicato il 26/08/2026
«Amare vuol dire desiderio di perfezionare sé stessa, la persona amata, superare il proprio egoismo e donarsi».
[S. Gianna Beretta Molla]
Il sentimento amichevole si manifesta sotto molti aspetti, esattamente come una comune relazione sentimentale. Caratterizzata da una carica emotiva, spesso reciproca, non pretende nulla dall’altro essere ne trattiene nella forma possessiva del termine, ma migliora e accompagna l’essenza del nostro essere nel mondo. Come un regalo, insomma, che riceviamo gratuitamente da qualcuno e alla quale restiamo legati per la vita.
L’amicizia che era nata tra mia madre Antonia e quella donna dal nome Gianna era qualcosa di inspiegabile ed insolito poiché non era nata da una vera relazione terrena e non era nata neanche per conoscenza nitida. Antonia e Gianna in qualche modo però dovevano incontrarsi.
Il tramite fu Pietro, l’uomo che si chiamava esattamente come il marito di Gianna e, come Pietro Molla, aveva avuto una vita semplice e, in alcuni momenti, difficile. Dunque, Pietro era la persona giusta a cui fare affidamento.
Mia madre però tutto questo ancora non lo sapeva.
Dopo le parole pronunciate da Pietro quella domenica a pranzo, Antonia iniziò a fare delle ricerche.
Non era facile in quel periodo saper utilizzare un computer né avere tutta questa tecnologia a disposizione. Grazie al lavoro in agenzia di viaggi mia madre era riuscita ad avere il contatto di una chiesa di Magenta, la chiesa che aveva accolto la donna nel lungo cammino di preghiera e benevolenza e la stessa da cui era partita la richiesta di Beatificazione. La chiesa che aveva cresciuto in fede i figli di Gianna e il marito Pietro dopo la sua morte.
Non fu facile mettersi in contatto con loro per questo decise di scrivere una lettera, dove raccontare quanto avvenuto nella sua vita, voleva testimoniare sul bene che quella donna in qualche modo aveva fatto alla sua famiglia e poter contribuire, se possibile, a facilitare il procedimento di santità dell’amica Gianna.
Quella lettera però non ebbe mai il coraggio di spedirla.
Integralmente si riportano le parole di Antonia trascritte nell’Ottobre 2004: «Era il mese di aprile del 1991 ed erano ormai passati sei anni dal giorno del nostro matrimonio e non riuscivo a rimanere incinta. Quel giorno, una donna, che non abbiamo saputo chi fosse, se è presentata a mio marito Pietro dicendogli che io avrei dovuto leggere un articolo nel giornale “Voce di Padre Pio” che lei stessa ha donato e riportava la storia di Gianna Beretta Molla. Io lessi e la prima cosa che ho pensato, anche se con sarcasmo, che quella donna fosse lei in quanto mancavano pochi giorni alla data dell’anniversario della sua morte. A febbraio del 1991 rimasi incinta. Ho avuto una gravidanza stupenda: ho lavorato tutti i giorni fino al settimo mese ed il 14 ottobre 1992 alle ore 13.00 è nata la nostra unica figlia Myriam. Nell’Aprile 1994, per caso, ho assistito in televisione alla sua beatificazione e con grande stupore e commozione ho riconosciuto quella santa donna, Ho ripreso il giornalino, che tenevo gelosamente conservato in un cassetto, ho confrontato il suo nome e cognome ed ho capito che questo era un miracolo. Oggi più che mai, a distanza di dodici anni, pensiamo sia stata lei a presentarsi a mio marito e, assieme a Padre Pio che abbiamo invocato, hanno completato il miracolo della vita».
Vi invito a pazientare nella lettura, presto vi racconterò i dettagli.



