Scritto da C. Myriam Maglienti | Categoria: Cultura | Pubblicato il 05/03/2026
“Amiamo la croce e ricordiamoci che non siamo sole, a portarla, ma c’è Gesù che ci aiuta e in Lui che ci conforta”
[S. Gianna Beretta Molla]
Il fenomeno biologico del venire al mondo ha sempre incuriosito credenti e scettici. In entrambi i filoni la nascita viene visto come un momento ed evento di speranza, come promessa di un nuovo avvenire, come un incipit del compiersi.
Il procreare è un atto spirituale che rende liberi. Liberi di decidere se diventare genitori, liberi di restare in due, di essere singoli o molteplici poiché libera è la scelta di chi decide di vivere assieme.
La scelta di voler essere più di una coppia per Antonia e Pietro era un desiderio che maturavano ormai da sette anni. Avevano intrapreso la loro relazione non troppo giovani, nei primi anni Ottanta, ma erano in quell’età in cui, dopo il matrimonio avvenuto nel 1985, speravano di diventare presto in tre.
Erano i primi anni Novanta quando Pietro incontrò la donna di cui avevamo parlato nel precedente articolo e da almeno sei anni provavano a portare avanti il loro progetto familiare.
I controlli periodici, i svariati appuntamenti medici e ginecologici, i regolari stati di salute continuavano a confermare la normalità dei corpi. Tutto faceva ben sperare ad una possibile gravidanza, quella che però tardava ad arrivare.
Dopo qualche settimana dalla lettura di quell’articolo Antonia si sottopose ad un nuovo controllo medico. Quella fu la volta in cui il suo corpo sembrò essere pronto ad accogliere una nuova vita, un lui o una lei che preferì non comunicare subito a Pietro.
In cuor suo implorò l’aiuto e la vicinanza di quella che per molti era una donna degna della Beatificazione: Gianna Beretta. Ma perché? Cosa aveva fatto nello specifico questa donna in vita per poter accedere alle grazie divine? Queste erano le domande che Antonia si pose, ma a cui non pretendeva di trovare risposta. Lei credeva e amava Dio e questo le bastava.
Si avviò così un periodo di profonda tranquillità nella vita della coppia che li portò ad unirsi in preghiera affinché i mesi della gravidanza potessero trascorrere nel migliore dei modi.
Del resto, chi più di Gianna poteva comprendere cosa volesse dire mettere al mondo un figlio, pregare per il suo stato di salute e non desiderare altro.
Come Gianna, Antonia lavorò per tutti i nove mesi di gravidanza. Ricorda di non aver avuto fastidi e di continuare a svolgere la regolare vita di sempre.
Era l’ottobre 1992 quando nella clinica dell’ospedale di Sciacca stava per nascere una lei.
Vi invito a pazientare nella lettura, presto vi racconterò i dettagli.



