Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura | Pubblicato il 28/02/2026
Volendo semplificare, con altri esempi, sul suo esercizio delle virtù e sul suo definitivo ritorno al mondo, dopo essersi liberato di ogni possesso, essendosi spogliato di ogni bene, dinnanzi a suo padre e al Vescovo di Assisi, ecco entrare per l’umile porta del lavoro manuale: “La gloria non doveva consistere nel travolgere uomini in battaglia, ma nel costruire i saldi e fecondi monumenti della pace: Egli cominciava davvero a ricostruire qualche cosa spesso caduta in rovina e mai ricostruita nel passato: quella Chiesa che può essere sempre riedificata da capo, anche se corrosa dalle fondamenta, poiché <contro di Essa le porte d’inferno non prevarranno>”. A tutti, è noto, il lavoro per la Chiesa di San Damiano e per la Chiesetta di S. Maria degli Angeli alla Porziuncola. C’era un simbolismo storico in queste due realizzazioni; l’originaria Chiesa di San Damiano divenne in futuro la sede di un ordine monastico femminile e del purissimo e spirituale romanzo di Santa Chiara. La Porziuncola resterà uno dei grandi monumenti storici del mondo; ivi si raccolse il primo piccolo gruppo di amici ed entusiasti; “fu la casa di uomini che casa non avevano più”. Dotato di un vasto corredo di colori, di iridescenti sfumature lessicali, che il lettore colto potrà sperimentare nell’edizione in inglese, decine di volte rieditata, il saggista ci offre capitoli bellissimi, dal giullare di Dio, ai tre ordini, allo Specchio di Cristo, … al testamento.
Con sommo dispiacere tocca concludere, ma invogliando a voce alta, all’acquisto, decisamente in libreria, senza malevolenza per IBS o Amazon; qualche nota merita la quindicina di pagine sul poverello: un'altra cattedrale chestertoniana. Alcune toccate e fuga, per invogliare ancor più qualche recalcitrante o superficiale amico, che dal saggio di Chesterton potrà ricevere solo luci e germogli pronti a fiorire e fruttificare. Tre belle rose su questo centralissimo disquisire; la vita da povero “Non appena egli balzò di sella per le gloriosa visione di subordinazione all’amore divino si lanciò nei digiuni e nelle veglie furiosamente in battaglia. Fece compiere un mezzo giro al suo cavallo da guerra ma non vi fu sosta o freno nella fulminea impetuosità del suo attacco. In lui non fu alcun che di negativo: la sua dieta non fu prescritta, né una semplicità stoica di vita. E la dedizione di sé non deve intendersi nel senso di un freno imposto a sé medesimo. Fu un fatto positivo come una passione: ed ebbe l’aspetto di essere positivo come un piacere. Divorò digiuni nello stesso modo con cui l’uomo divora il cibo. Si tuffò nella povertà come gli uomini pazzamente affondano nell’oro. E la pratica e passionale qualità di questo suo aspetto è una sfida alla mentalità moderna nell’intero problema della corsa al piacere. Sicuramente è questo il fatto storico e si collega ad esso un altro fatto innegabile: è certo che perseverò nell’eroica e soprannaturale carriera dal momento in cui, coperto del suo cilicio, errò nei boschi nevosi fino all’ora in cui, agonizzante, desiderò di giacere nudo sulla nuda terra per mostrare che egli non possedeva ed era nulla”.
Secondo bocciolo: lo humour.
“Egli fu superlativamente un <carattere> quasi quello che intendiamo parlando di un umorista, un umorista specialmente nel vecchio significato inglese di un uomo sempre nel suo <humour>, che procede nella propria strada e opera quel che nessun altro oserebbe”.
Il terzo diadema: mistico e non mistificatore. “San Francesco era un mistico, ma credeva nel misticismo, non nella mistificazione. Come mistico egli era nemico mortale di tutti coloro che fondono i confini degli esseri e dissolvono ogni entità nell’ambiente che li circonda. Fu un mistico della luce meridiana e delle tenebre e non del crepuscolo. Fu proprio l’opposto di quel visionario orientale che è mistico soltanto perché troppo scettico per essere materialista. […] Fu un poeta e può essere compreso soltanto come poeta. Ed ebbe un privilegio poetico negato a molti: quello di potersi chiamare il solo poeta felice fra tanti poeti infelici del mondo. Tutta la sua vita fu un poema”.



