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Scritto da Eddie Marie Fuentes | Categoria: Formazione |  Pubblicato il 22/10/2026

La vita sacerdotale o la vita consacrata non è fine in sé stessa, ma deve rivolgersi agli altri. Perciò durante il percorso formativo i seminaristi e le persone consacrate vengono educati all’amicizia e ad una profonda fraternità. Nel nostro tempo, l’area digitale si configura come il luogo per favorire questi valori evangelici. È un aiuto prezioso perché, attraverso il mondo digitale, essi possono esercitare una stretta collaborazione, un dialogo sereno con tutte le persone, capire le loro situazioni e costruire un rapporto d’amicizia con la gente. Però questa amicizia secondo Gahungu: «deve essere sempre l’amicizia di Gesù per i suoi apostoli»(1): «Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 


Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 16-17). Lo scambio nel mondo digitale deve essere dunque uno scambio d’amicizia, di profonda fraternità. Inoltre se usassimo il mondo digitale nella vita quotidiana, lo faremmo per essersi vicini alla gente e avere compassione di loro come faceva Gesù (Cfr. Gv 11, 5). Infatti lo usiamo non per distaccarci dall’amore di Cristo creando un nuovo nido, ma per farci avere gli stessi sentimenti di Cristo come dice san Paolo (Fil 2, 5). La formazione al mondo digitale è dunque una formazione per farci conoscere gli eventi che succedono nel mondo, avere sensibilità e compassione della gente portando consolazione e incoraggiamento. 
Cioè formarsi ad avere l’atteggiamento del vero discepolo di Cristo: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, nulla vi e di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore»(2).


Un pericolo concomitante è l’orgoglio, il complesso di superiorità. Quando l’orgoglio sorge nel cuore dell’uomo è molto difficile costruire l’incontro, è difficile lasciarsi aiutare o aiutare l’altro, e induce addirittura a non chiedere perdono o a non saper perdonare; è della massima importanza saper intendere il perdono, Papa Francesco sviluppa questo tema magistralmente nella sua Lettera Enciclica Fratelli Tutti, e dice: Occorre riconoscere nella propria vita che «quel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi farà solo male, è un pezzetto di guerra che porto dentro, è un focolaio nel cuore, da spegnere perché non divampi in un incendio»(3).
Percio’ come disse Sant’Agostino: “Fu la superbia a trasformare gli angeli in diavoli; e’ l’umilta’ a rendere gli uomini simili agli angeli”.

______________________
1 - GAHUNGU - GAMBINO, Formare i presbiteri, 126.
2 - SARTORI – DONI – SCOPPOLA, La Costituzione, 94.
3 - FRANCESCO, Fratelli tutti, 243.

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