Scritto da p. Tommaso Pio Fatone | Categoria: A proposito di noi | Pubblicato il 07/02/2026
"Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza" (Ap 21,24).
Lo scorso anno il colle Vaticano ha accolto pellegrini di tutte le nazioni, lingue e condizioni sociali, giunti per pregare sulla tomba dell’Apostolo Pietro, rafforzare la fede e ottenere l’indulgenza giubilare.
Sono stati giorni straordinari! Gli occhi del mondo erano puntati sul comignolo della Cappella Sistina, e come per magia capi di Stato di quasi tutte le nazioni — forse anche nemici tra loro — si sono ritrovati pacificamente per rendere omaggio al defunto papa Francesco e, due domeniche dopo, per l’inizio del pontificato di Leone XIV. È difficile non pensare alle profezie sulla nuova Gerusalemme.
Personalmente, recatomi in San Pietro con alcuni familiari, mi sono trovato tra le colonne del Bernini proprio al primo Regina Cœli del pontefice appena eletto.
Bande musicali e artisti dello spettacolo popolare erano stati chiamati a celebrare il loro giubileo: con allegria e costumi tradizionali hanno reso l’evento festoso e onorato il nuovo capo della Chiesa Cattolica.
Certo, quei gruppi non potevano rappresentare tutte le nazioni, ma quel giorno sembrava un piccolo riflesso del mondo intero. La varietà dei popoli era visibile nei volti, nei costumi e nelle bandiere che sventolavano sul sagrato di San Pietro e per le vie della città eterna.
Non era solo la cristianità a rendere omaggio al Romano Pontefice, ma tutti, credenti e no.
Forse perché, in fondo, c’è la convinzione universale che la Chiesa Cattolica sia davvero casa di tutti e che il suo capo sia padre di tutti.
Nei giorni giubilari abbiamo visto quanto lo Spirito Santo operi misteriosamente in ogni anima, cultura e popolo. La Chiesa è più di quel che appare: più di un gregge piccolo e frammentato, è la casa di chi, nei modi che solo Dio conosce, segue il Signore e resta fedele alla propria coscienza (cfr. LG 16).
Questo non riduce l’urgenza dell’evangelizzazione, ma la purifica dagli errori del passato.
Quanta ricchezza di carismi e bellezza la Chiesa è chiamata ad accogliere oggi, per trasmettere il messaggio di salvezza non come imposizione dall’alto, ma come fede nutrita dalla Parola e fecondata dallo Spirito Santo, che cresce dal basso come vox populi. Non è questo, forse, il senso del cammino sinodale che papa Francesco e ora Leone XIV stanno perseguendo?
Il Giubileo è finito e, come sempre, rischiamo di dimenticare quanto vissuto. La fede è anche memoria, e sarebbe grave ignorare come, nella Chiesa fondata sulla roccia di Pietro e attorno ai suoi successori, si sia idealmente realizzata l’unità dell’umanità.
La speranza è che tutto ciò rimanga vivo e sempre attuale.
SPES NON CONFUNDIT!



