Scritto da Vito Fascina | Categoria: A Proposito di Noi | Pubblicato il 17/11/2025
Torniamo in Puglia e fermiamoci accanto ad un altro grande sacerdote, don Domenico Labellarte, valenzanese. Ha sposato sua nipote, Mara De Filippis con chi scrive, nell’agosto 1996, ma gli episodi di vicinanza sono veramente tanti e commoventi. Formatosi a due scuole diverse, i gesuiti da giovane e p. Pio da Pietrelcina da adulto, ha proposto con la sua vita un insegnamento fecondo e pieno di coraggio autentico. Nessuno potrà dimenticare, in questo paese dell’entroterra barese e nei viciniori, le incisive prediche del Venerdì Santo. Il suo pianto di figlio innamorato di Maria addolorata coinvolgeva paesani e forestieri, spinti da ogni dove ad ascoltare, a vedere il volto di un mistico dei nostri giorni. I suoi consigli coprivano ogni parte della vita umana: scelte vocazionali; fame di fare il bene agli altri; scelte lavorative e spinte alla politica, come la più alta forma di carità; accompagnamento verso il traguardo finale di sofferenti e moribondi erano alcuni dei fiumi di bontà, che disseminava su chi lo ascoltasse e seguisse.
Le Suore Apostole di Gesù Cristo, da lui fondate con gli Apostoli, per il 100° compleanno del padre Domenico, hanno raccolto una piccolissima parte delle meditazioni che hanno costellato il suo continuo ascolto della Parola di Dio:
Una manciata di semi.
Lasciamo che sia lui a colmarci il cuore di benedizioni:
«Chi si fa crocifiggere diventa <mangiabile>e quindi trova pace. E l’uomo non trova il perché, non trova la promozione, non trova la liberazione, non trova la pace se non su questa linea: farsi crocifiggere dalla volontà di Dio. Farsi crocifiggere. È inutile dire: “Ma la voglio così, la voglio cotta, la voglio cruda”. È Lui che ti deve “cuocere”. È Lui che sa, Lui porta avanti la sua tesi, i suoi disegni. E allora la volontà di Dio, qual è? Seguire Gesù, come Gesù, sulla croce con Gesù. Che te ne importa? È inutile che tu ti fai vittima, è inutile che piangi e dai la colpa a Tizio, Caio, Sempronio… È stato Lui… Ti vuole Lui vicino, come Lui. Quindi stenditi sulla nuda e cruda croce e troverai pace».
«Dio, quando vede che una persona accetta l’umiliazione, la esalta e l’arricchisce. E questa ricchezza, soprattutto se l’individuo offre l’umiliazione per chi l’ha umiliato, va a finire proprio ai nemici suoi. Ecco perché non dobbiamo allungare il muso per chi ci umilia, anzi dobbiamo dire: “Questo colpo lo offro per te”. E lasciate fare a Dio. Quando avrete fatta questa spedizione, vedrete che cosa Dio farà. Esalterà voi, arricchirà voi, e la ricchezza si riverserà sugli altri. Guardate che il problema dell’umiliazione non è mai affrontato nel mondo, perché se noi l’affrontassimo dal pulpito. ci prenderebbero in caricatura, non ci ascolterebbero più. “Ma Padre, ma lei che ci sta dicendo? Ma lei sta campato in aria! Io, umiliato, devo accettare l’umiliazione? Stiamo a scherzare? Macché! Una pecora devo essere io? Mi mangiano tutti!”. È la mentalità umana, terrena che non vede come dietro l’umiliazione ci sta già la gloria. Dio mi prepara già la gloria, la ricchezza che poi si riverserà sugli altri».
I tre gradini del perdono
«1° gradino. Dimentico tutto, come fa Dio con me. Lui cancella tutti i miei peccati. Non conservo il male ricevuto nel mio cuore. Non “covo”…
2° gradino. Atto di volontà. Dico al Signore: “Voglio dimenticare, voglio cancellare”. Questo atto va ripetuto frequentemente …
3° gradino. Prego e mi offro per la persona che mi ha ferito e mi ha sofferto. In questo modo evito di “conservare” il male e apro una strada alle grazie per chi mi ha ferito e per me».
Ecco alcune lezioni sull’amore autentico. Considerare che la Croce accettata e l’umiliazione hanno un valore molto più alto del nostro dichiararci ipocritamente umili e, in realtà, sperimentare di non essere mai capaci di camminare accanto a chi ci offenda o ancor più ci perseguiti. Col perdono, queste parole di un uomo alla scuola di san Pio da Pietrelcina favoriscono lo sbocciare dei piccoli germogli che preparano il cuore a diventare tenero; a colmare col bene, la cattiveria altrui; a far sostituire il nostro stupido io egoista, con il noi trinitario.
(parte di un articolo pubblicato dalla rivista dei Missionari del Preziosissimo Sangue “Centro studi Unione Sanguis Christi” n. 38)



