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Scritto da Marianna Bandinu | Categoria: Bibbia |  Pubblicato il 20/08/2026

«Effonderò il mio spirito sopra ogni uomo» (Gl. 3,1).

Nel piccolo libro del profeta Gioele, spesso nascosto tra le pagine meno frequentate della Bibbia, si custodisce una delle promesse più alte della Scrittura: Dio non si limita a restaurare la terra ferita, ma desidera raggiungere l’uomo nel profondo e rinnovarlo dall’interno. Nel celebre passo (Gl. 3,1-5), la speranza assume cosi il volto di un dono inatteso: quello dello Spirito. 

Il contesto è segnato dalla devastazione. La terra è stata colpita dalla carestia, il raccolto distrutto, il popolo piegato dalla prova. Eppure, proprio dentro questa crisi il profeta intravede un futuro nuovo. Prima tornano il grano, il vino e l’olio, segni concreti della benedizione divina, poi avviene lo scarto decisivo. Dio promette qualcosa di infinitamente grande: «Effonderò il mio spirito sopra ogni uomo» (Gl. 3,1).


L’immagine è potente. Lo Spirito non viene concesso a pochi privilegiati, come accadeva ai re o ai profeti dell’antico Israele, ma viene riversato “su ogni carne”. Figli e figlie, giovani e anziani, servi e schiave, l’elenco di Gioele abbatte ogni barriera sociale e religiosa. In una società rigidamente gerarchica, la profezia diventa annuncio di universalità. Ogni persona può diventare luogo della presenza di Dio.
Il termine ebraico ruah evoca il vento, il respiro, la forza invisibile che sostiene la vita. È il soffio della creazione che ora entra nel cuore dell’uomo. Per questo i segni dello Spirito sono il sogno e la visione, non una fuga dalla realtà, ma capacità di guardare il mondo con occhi nuovi riconoscendo nella storia la traccia del divino.


Accanto alla luce della promessa, il testo introduce immagini drammatiche: sangue,  fuoco, tenebre, il sole oscurato. È il linguaggio apocalittico della Bibbia. Non descrive la fine del mondo, ma il capovolgimento provocato dall’irruzione di Dio nella storia. Quando il Signore entra nella vicenda umana, nulla resta come prima.
Eppure, al centro di tutto rimane una parola semplice: salvezza. «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Gl. 3,5). È l'apertura universale della speranza biblica. Il profeta consegna così una delle immagini più alte della Scrittura: il Dio che crea con il suo soffio è anche il Dio che continua a rinnovare l'uomo donandogli il suo Spirito.

 

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