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Scritto da Marianna Bandinu | Categoria: Bibbia |  Pubblicato il 12/09/2025

 “In quel giorno non vi sarà né luce né freddo né gelo:

sarà un unico giorno, il Signore lo conosce;

non ci sarà né giorno né notte,

e verso sera risplenderà la luce”

(Zaccaria 14,6-7)

Il profeta Zaccaria ci consegna due voci in un solo libro: quella del Proto-Zaccaria (cap. 1-8) legata alla ricostruzione post-esilica, e quella del cosiddetto Deutero-Zaccaria (cap. 9-14) che si staglia con toni escatologici, messianici e carichi di speranza. E’ quest’ultima sezione a contenere le immagini più forti e suggestive del Giorno del Signore, un evento che incarna sia la giustizia divina sia la promessa di redenzione e di pace.

Il tema del giorno del Signore è centrale nel messaggio di Zaccaria ed è ricco di ambivalenza. Questo giorno è spesso descritto nelle Sacre Scritture come un tempo in cui Dio esercita il suo giudizio solenne sul mondo, ma anche come un momento di rinnovamento profondo. Nel libro di Zaccaria, in particolare nell’ultimo capitolo, troviamo una delle rappresentazioni più potenti di questo evento.

Il giorno del Signore viene presentato come un giorno di battaglia, in cui Dio stesso interviene in difesa del suo popolo contro i nemici che minacciano Gerusalemme:     «Il Signore uscirà e combatterà contro quelle nazioni, come quando combatté nel giorno dello scontro» (Zac. 14,3). Ma questo giudizio non è fine a se stesso, è l’atto con cui Dio prepara un nuovo inizio, un tempo in cui pace e giustizia regneranno per sempre.

La scena conclusiva descrive un mondo rinnovato. Subito dopo il giudizio viene annunciata la restaurazione di Gerusalemme come città santa: «In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme» (Zac. 14,8) simbolo di vita e purificazione, e tutte le nazioni riconosceranno la sovranità di Dio e verranno ad adorarlo. Ebbene, in quel giorno, continua il profeta: «Il Signore sarà re di tutta la terra» (Zac. 14,9). Questa visione escatologica offre un’immagine di speranza e di comunione universale, in cui il giorno del Signore diventa un segno di benedizione e di riconciliazione per l’umanità intera. 

Elemento centrale nella profezia di Zaccaria è la presenza di una figura messianica, che gioca un ruolo chiave nel giorno del Signore. Questa figura, descritta come un re semplice, umile e giusto, che avanza cavalcando un asino, sarà colui che guiderà il popolo verso la salvezza definitiva. Cosi, come un canto che sale dal cuore di Dio, il profeta annuncia una gioia che non si può trattenere: «Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina» (Zac. 9,9).

Teologicamente, questa promessa si inscrive nel contesto dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Il giorno del Signore non rompe l’alleanza, ma la rinnova. Dio continua ad essere fedele alle sue promesse, portando a compimento il progetto di redenzione attraverso questo Messia. Attraverso il Messia umile e vittorioso, il Signore realizza il compimento della sua alleanza eterna: non più un Dio distante, ma un re vicino che cammina in mezzo al suo popolo, un padre fedele, un salvatore che trasforma la storia e conquista i cuori con l’amore e la fedeltà di Dio.

Questa è la certezza che Zaccaria consegna al cuore di ogni credente: il Dies Domini, il giorno del Signore non sarà un tempo di distruzione, ma il momento in cui Dio si manifesterà come re di misericordia e di pace. Un re che inaugura questo tempo nuovo, dove la storia non appartiene più al caos o al male, ma viene ricondotta nelle mani di Dio. Solo in Lui, nel re atteso, la promessa di questo giorno si fa presenza e la speranza diventa certezza perché, come afferma il profeta: «In quel giorno il Signore sarà unico e unico il suo nome» (Zac. 14, 9).

 

 

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