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Scritto da Maria Grazia Labellarte | Categoria: Cultura

Le missioni di peacekeeping ( mantenimento di pace )  messe in campo dall’Organizzazione delle Nazioni Unite da 72 anni a questa parte sono state  71. Nel  2022 le operazioni attive sono state 12 e hanno  impiegato  quasi 100 mila unità tra personale militare fornito dagli eserciti nazionali di tutto il mondo, addetti della polizia delle Nazioni Unite e personale civile. Il costo delle missioni è pari allo 0,5% della spesa militare globale.

Il personale militare dell’ ONU  può essere chiamato a: proteggere i civili e il personale delle Nazioni Unite, monitorare un confine conteso, monitorare e osservare i processi di pace nelle aree postbelliche, fornire sicurezza in una zona di conflitto, fornire sicurezza durante le elezioni, assistere il personale militare nel paese con addestramento e supporto o assistere gli ex combattenti nell’attuazione degli accordi di pace.

Dagli anni 80 in poi le missioni ONU hanno visto un sempre maggiore inserimento nel tessuto locale e per questo la costante presenza di personale di polizia. Proprio la crescente complessità delle missioni ha fatto sì che i vari compiti (osservazione, ordine pubblico e addestramento) di polizia si sovrapponessero uno all’altro, come è avvenuto in Cambogia, El Salvador, Haiti, Bosnia, Guatemala, Somali, Ruanda, ecc.

Se è vero che il nuovo concetto di peacekeeping nasce dall’esperienza della Somalia ovvero di UNOSOM II, possiamo affermare che il teatro operativo dell’ex Jugoslavia ha fatto scuola per le operazioni di polizia internazionale ( ndr difesa online ).

La crescente importanza del  personale nelle Peace Support Operations (PSO) ha visto aggiungersi al personale militare numerosi appartenenti ai corpi di polizia e ha fatto sì che oltre all’ONU anche altre organizzazioni internazionali quali NATO, OSCE, UE, ecc. utilizzino questo tipo di personale per:

 - monitoraggio delle forze di polizia e osservazione della situazione locale;

- svolgimento di ordine pubblico;

- addestramento delle forze di polizia locali.

Generalmente le missioni di osservazione hanno al loro interno una prevalenza di appartenenti alla polizia civile, mentre quelle di mantenimento dell'ordine pubblico vedono un maggior numero di appartenenti a forze di gendarmeria. Non di rado l’ONU, che ha un’impostazione culturale di tipo anglosassone, nelle missioni preferisce la polizia civile rispetto alle gendarmerie. I 9.000 agenti di polizia delle Nazioni Unite, provenienti da 94 paesi, hanno infatti compiti di pattugliamento, di supporto alla comunità e alla polizia nazionale.

I civili impegnati nelle missioni sono oltre 14mila. I membri del personale civile svolgono molti dei compiti obbligatori delle operazioni di mantenimento della pace e servono anche nei settori della finanza, della logistica, delle comunicazioni e della tecnologia, delle risorse umane e dell’amministrazione generale delle missioni.

L’Italia può considerarsi  primo fornitore, in termini di personale militare e di polizia altamente qualificato, tra i Paesi occidentali e dell’Unione Europea alle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite. L’Italia è inoltre il settimo contributore al bilancio del peacekeeping ONU. La partecipazione alle missioni ONU da parte italiana è particolarmente apprezzata e rappresenta un vero e proprio modello, soprattutto grazie alla capacità di dialogo dei nostri contingenti con le popolazioni locali e alla complementarietà dimostrata tra dimensione civile e militare nelle operazioni di stabilizzazione e mantenimento della pace. 

La nostra partecipazione, inoltre,  è  coerente e risponde alla necessità di salvaguardare la sicurezza nazionale a fronte di minacce che trascendono i confini dello Stato,  con la convinzione che le Nazioni Unite abbiano un insostituibile ruolo a sostegno della stabilizzazione di numerose aree di crisi, in particolare in Medio Oriente e Africa.

 

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