Scritto da C. Myriam Maglienti | Categoria: Cultura | Pubblicato il 24/01/2026
«La preghiera è la ricerca di Dio che sta nei cieli, è ovunque poiché infinito»
[S, Gianna Beretta Molla]
Chi non ha mai sentito parlare di parole invisibili? Quelle non pronunciate, quelle dette senza entrare nei dettagli, quelle comunicate spesso nei sogni senza riuscirle a decifrare o dimenticandone l’indomani mattina la giusta sequenza.
Nel caso dei miei genitori erano parole invisibili quelle avvenute una mattina nella nuova abitazione dove vivevamo da un annetto. La casa era molto grande, ma la maggior parte dei mobili erano rimasti gli stessi, come le stesse erano rimaste le abitudini; una tra quelle il tenere gelosamente nascosto nel comò qualcosa di importante.
Dunque, era trascorso qualche anno da quando rispettai alla lettera i consigli di mia madre e finalmente, al mio quattordicesimo anno di età, mio padre e mia madre ebbero il coraggio di adoperare parole più limpide sul mistero che si celava dietro quel libriccino.
Il primo a parlare fu mio padre, rivelandomi queste parole: «Era ed è mia abitudine uscire la mattina presto, prima di andare a lavoro, per prendere un caffè al bar e, con la scusa, incontrarmi con qualche amico di rione. Non abitavo più a San Michele da anni, ma quella mattina un amico mi disse di raggiungerlo. Stavo per andarmene, quando una donna si avvicinò per chiedermi se fossi il marito di Antonia, detta Antonella. Compresi si potesse trattare di qualche conoscente di mia moglie, così risposi di sì. La donna, mai vista prima, pensai fosse di Sciacca o fosse una cliente di mamma dell’agenzia di viaggi, così non mi soffermai più di tanto. Prima di andare via, però, mi disse di dare a mia moglie, tua madre, questo opuscoletto e di far conoscere la storia di una donna scritta su quelle pagine che lei stessa mi indicò. Quando mi girai a posare il libriccino per salutarla non la vidi più.»
Pietro, mio padre, continuò a raccontare che l’amico era già andato via da una mezzoretta, mentre mio padre si era soffermato a pagare il conto. Non riuscì a chiedere a nessuno la direzione che avesse preso la donna ma, incuriosito, portò quanto ricevuto a mia madre.
Al rientro a casa mia madre non aveva terminato le sue ore di lavoro.
Decise di mangiare velocemente e di aspettarla leggendo le prime pagine di quel libriccino di cui non ne trasse nulla di apparentemente accattivanti.
Alle 15.00 del pomeriggio mia madre rincasò e tra un primo piatto e un secondo piatto mio padre fremeva di raccontare la sua giornata e di portare i saluti di una donna che non fece in tempo neanche a saperne il nome.
Antonia prese l’opuscolo e si fece un segno di croce, com’era di sua abitudine fare, perché nella prima pagina, in copertina, si trovava raffigurato Padre Pio. Quello era proprio il giornale Voce di Padre Pio.
Vide mio padre un po' spaesato e prima di salutarlo per andare a lavoro gli promise di leggere quelle pagine tanto raccomandate.
Quel pomeriggio mia madre iniziò a leggere, a conoscere e a scoprire la storia di Gianna Beretta sposa di Pietro Molla, da cui presto affiancherà al suo cognome anche il cognome del marito. Una donna medico, pediatra italiana, che portò avanti la sua ultima gravidanza pur avendo un fibroma all’utero. Nell’articolo veniva riportata l’immagine di quella bambina messa al mondo e per la quale diete la vita pur di salvare la nascitura.
Il giornaletto, nella stessa pagina, riportava tutta la vita di Gianna: dalla nascita avvenuta il 4 ottobre 1922, agli studi elementari, fino a quelli universitari, al matrimonio con Pietro Molla e le sue tre gravidanze fino all’ultima, prima di morire, il 28 aprile 1962.
Quando mia madre lesse la storia di questa donna ebbe un filo di timore accompagnata da tanta speranza.
Ringraziò in cuor suo quella donna che si avvicinò a suo marito Pietro e iniziò ad invocare la sua intercezione per il miracolo di una nuova vita. Antonia desiderava tanto diventare madre.
Vi invito a pazientare nella lettura, presto vi racconterò i dettagli.



