Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura | Pubblicato il 24/07/2026
Nulla fu troppo grande per lui e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
Sir. 48,13-14
La via della piccolezza. Processi e percorsi francescani in terra di Puglia.
Il terzo ed ultimo articolo su San Francesco, verso la conclusione dei festeggiamenti ottocentenari per il Transito della sua vita in Cielo, proporrà uno sguardo polifonico e ad arcobaleno. Teatro di questo gesto dovuto sarà la terra di Puglia, dove i figli del piccolo di Assisi ci hanno elargito e continuano a beneficarci con doni copiosi, seguendo nella fede, speranza e carità il Maestro, sulle orme del loro fondatore e padre nello spirito.
Un dato storico significativo. Il 2 marzo del 1743, con un breve apostolico, Inclytum Fratrum Minorum, Benedetto XIV sanciva l’esclusività del Predicatore della Casa Pontificia, detto anche Predicatore Apostolico, all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Una scelta luminosa, che i contemporanei di chi scrive, hanno potuti apprezzare con i 44 anni di padre Raniero Cantalamessa, oggi cardinale, e quelli recenti di fra Roberto Pasolini. Da quest’ultimo, nasce l’idea della via della piccolezza, dopo una sua predicazione a Santa Fara in Bari, a inizio giugno 2026.
La nostra terra apula incrocia le vicende sante di uomini dalla fede incrollabile, nella carità quotidiana. Questo scritto desidera e propone un breve viaggio nelle vite di alcuni pastori, ma ne approfitta, contando sulla bontà del lettore, per indicare alcuni testi che possano favorire un’estate vera e di riposo e lanciare desideri di piena gratitudine a chi ce li ha inviati.
Nel 2016 padre Francesco Neri, non ancora membro del Consiglio generale dell'Ordine dei frati minori cappuccini (2018-2023) e poi Arcivescovo di Otranto (dal giugno del 2023), scrive Le stigmate e la misericordia (San Francesco d’Assisi nell’esperienza cristiana di don Tonino Bello): un contributo chiarificatore sul ruolo che il Santo ebbe nel ricevere le stigmate, a seguire San Pio nel Novecento e il Vescovo di Molfetta, recentemente, con l’imprimatur di un servizio pastorale, donato e speso fino all’ultima goccia della sua esistenza.
Ascoltiamo un breve testo per comprendere: “Il primato del Vangelo è un elemento determinante nella prospettiva spirituale di Francesco. In un tempo nel quale dominava un’impostazione della vita religiosa appesantita da secoli di tradizione, durante i quali si erano accumulati in quantità canoni e regole, Francesco ricolloca al centro della sua fraternità il Vangelo. <<La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità>>. Sono queste le prime parole della Regola bollata, cioè del documento fondativo della fraternità francescana nel suo ramo maschile, e si nota che consiste in un’enunciazione di identità: esiste una regola sì, ma questa si risolve nell’osservare il Vangelo. Non c’è altra regola che l’osservanza del Vangelo. La venerazione del cristiano di Assisi non è dunque mossa dall’interesse dell’esegeta e dell’erudito. Egli mette in guardia dai rischi della strumentalizzazione della conoscenza biblica a fine di profitto personale”. (Neri F., Le stigmate, pag.63).



