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Scritto da Andrea Monda | Categoria: Cultura |  Pubblicato il 18/06/2026

Rimanere umani. Anche in Spagna il Papa lo dice e lo ripete: restare esseri umani, questa è la chiamata, la sfida, la missione. Lo ha detto sabato sera ai giovani durante la Veglia, lo ha ribadito domenica parlando al mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport e lo ha ripetuto anche lunedì, in Parlamento. La sua è un’urgenza, da qui la ripetizione, ma non è uno slogan, una frase ad effetto.

Più che una frase è una domanda. Leone XIV, pellegrino di speranza, è arrivato in Spagna portando con sé una domanda che vuole condividere con tutti, perché tutti siamo esseri umani e la domanda è quella che ha formulato nell’incontro di domenica con il mondo della cultura alla Movistar Arena: «Oggi constatiamo come la questione decisiva rimanga la stessa: che cosa significa essere veramente umani?». In quest’epoca di cambiamenti, drastici e veloci, di questo il mondo ha bisogno, di qualcuno che faccia le domande giuste. Per le risposte, del resto, abbiamo elaborato strumenti tecnologici straordinariamente efficaci nel darle. Con un pizzico di malinconia il più grande pittore spagnolo del ’900 stigmatizzava il fatto che «i computer sono inutili, danno solo risposte».

Ponendo la domanda sul significato dell’essere umani, il Papa invece, con mite tenacia, inquieta e incalza la società che altrimenti finirebbe semplicemente per fare, o peggio produrre (e quindi consumare), avendo smarrito però il senso di tutto questo attivismo. Sempre parlando al mondo della cultura, il Papa invece tocca il punto con precisione chirurgica e sottolinea che «la nostra società, infatti, possiede una straordinaria capacità di produrre, innovare e comunicare; tuttavia, sembra che abbiamo ancora bisogno di imparare a custodire l’anima di ciò che essa genera. Altrimenti, corriamo il rischio di essere esperti nei mezzi di comunicazione ed efficaci nella produzione, ma incerti sul perché, a quale scopo, con chi e per chi si produce».

La questione non è solo filosofica, astratta, ma drammaticamente concreta. E tocca tutte le sfere della vita umana, a partire da quella politica. E proprio al corpo politico Leone XIV rivolge ancora la stessa domanda che qualifica di nuovo come “decisiva”: «quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono».

Di fronte a questa sfida così decisiva il Papa si mette in dialogo e prova a indicare anche un sentiero per costruire insieme una risposta. E lo fa alla luce dell’immenso patrimonio della Scrittura e del pensiero elaborato in due millenni dalla Chiesa: «Il nostro contributo al dialogo, a partire da una visione cristiana della vita» ha detto al mondo della cultura, «muove dalla consapevolezza che il Creatore ha intessuto l’essere umano con fili d’amore; poiché egli è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, che è amore (cfr. 1 Gv 4, 8). Qui risiede il fondamento dell’inalienabile dignità umana, il cui assoluto rispetto è la base del dialogo». L’essenza del vivere da uomini è condurre una vita attraversata, intessuta nell’amore. È questo che rende l’humanitas veramente magnifica. La sfida è grande, la posta in gioca gigantesca: «Perché in tutto questo è in gioco che, in futuro, continui a risplendere la nostra magnifica umanità».

Ma non siamo soli di fronte a questa sfida, non dobbiamo cadere nello smarrimento o nella disperazione, perché c’è una Persona che ci accompagna e ci guida. Parlando ai giovani alla veglia di sabato il Papa lo ha detto con la forza della semplicità: «Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto». Rimanere umani proprio come ha fatto Gesù, vero uomo in ogni momento della sua vita. Rimanere umani fino alla fine.

La via, il modello è Gesù. Che ha riso e pianto insieme agli uomini e le donne, ha mangiato con loro, li ha voluti incontrare lì dove erano, come erano e li ha amati. Fino alla fine.

Anche sulla croce Gesù è rimasto uomo. Veniva schernito e provocato: scendi dalla croce e ti crederemo! Ma Gesù è rimasto uomo, è morto. Non ha preso la scorciatoia del suo potere divino. Ha fatto comprendere che il suo potere è tutt’uno con l’amore. La sua onnipotenza è solo onnipotenza di amore, di servizio, non di dominio.

In un mondo che accelera e cerca di continuo strade più veloci, comode, “performanti”, Gesù ci ricorda che essere umani vuol dire vivere con dignità, la dignità dei figli di Dio, senza mai deflettere dalla propria strada, rispondendo alla chiamata con coraggio e fiducia, consapevoli che l’amore non ha riserve, non ritaglia strade facili per il proprio egoismo, non esclude nessuno e nessun momento della vita, ma pervade ogni attimo dell’esistenza, facendolo splendere, magnificamente

(Per gentile concessione dell’Osservatore Romano)

 

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