Scritto da Vito Fascina | Categoria: Cultura | Pubblicato il 19/03/2026
Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, Il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!
[Giobbe 1,21]
Il biennio 2024-25 è stato caratterizzato dall’attenta rivisitazione della storia, delle scelte, dei percorsi che hanno fatto di Alcide De Gasperi il principale costruttore dell’Italia democratica e repubblicana.
La Fondazione De Gasperi ha offerto agli studiosi, archivisti e storiografi, ai politici di lungo corso e ai protagonisti della fase odierna, ma, soprattutto ai giovani, desiderosi di conoscere le loro origini e su come ebbe a formarsi l’ordinamento repubblicano, di poter scoprire la ricchezza del pensiero dello Statista; documentarsi sui fondamentali dell’agire per la polis e per il popolo; esperire come sia veritiera che l’azione politica, sia una o la più alta e complessa forma di originalità umana al servizio della carità.
In sintesi, sono da rammentare la mostra itinerante Servus inutilis, che muovendo dal Meeting di Rimini del 2024 si è dipanata per tutto il territorio italiano, giungendo finanche a Matera, uno dei luoghi più fecondi, in cui agì da vero ed audace montanaro del Trentino, l’abilissimo uditore delle povere e abbandonate periferie del Mezzogiorno postbellico.
In secondo ordine, le pubblicazioni di due raccolte di lettere, nel 2025, che ci raccontano gli anni più difficili della controversa vicenda degasperiana: De Gasperi. Interviste (1944-1954), curate da Pierluigi Ballini e Federico Mazzei, dove il corpus, presentando 54 inediti, ci spiega quanto la laurea in giornalismo rappresentò un fecondissimo esercizio per la concinnitas dell’uomo pubblico, ma anche la sua altissima attenzione e concentrazione, nel silenzio e con l’ascolto, cosicché le origini trentine favorirono in lui la parola pulita, precisa e tagliente. Nello stesso anno, sono state rieditate le Lettere dalla prigione (1927-1928), curate stavolta dalla primogenita Maria Romana De Gasperi; esse ci aiutano a comprendere, dove la sua donazione totale ci presenti il servo inutile, definizione che lui amò e in cui si riconosceva, per la distante e impervia ascesa a cui era stato chiamato e accomunato ad ogni uomo, impegnato nel ruolo di servizio agli altri e di testimone silenzioso della presenza del Padre.
Come terza importante sede di ricerca, alla portata di ogni lettore e storico, l’Archivio stesso del Presidente, che la famiglia ha donato alla fondazione e all’Unione Europea, in primis già nel 2001, ma che Maria Romana, prima di lasciarci nel 2022, a 99 anni, ha continuato ad ampliare, con successivi e copiosi lasciti, ricchi di documenti significativi. Spulciato attentamente, può avviare altri processi di discernimento, aprire ambiti di lettura sul ruolo educativo ed è foriero di quella libertà personale, su cui si forgiano e si poggiano le scelte di politica autentica.
E infine la riedizione della biografia più autorevole, quella del contemporaneo Igino Giordani, uomo di notevole spessore politico e culturale, talora in contrasto fecondo con le scelte difficilissime di De Gasperi, ma soprattutto capace di leggere negli anfratti dell’animo del capo della DC, a solo un anno dalla dipartita del grande leader. Anche lui fu testimone autentico per aver vissuto da cristiano veritiero e, al contempo, cercatore del καιρός esistenziale. Il Giordani, infatti si divise fra l’impegno politico, avvertendo in profondità la responsabilità di mettere in sicurezza il Paese nelle difficilissime elezioni del 1948, e il suo itinerario spirituale, accanto alla fondatrice dei focolarini, Chiara Lubich, con cui realizzò una delle pagine più ardite e splendenti dei nascenti movimenti cattolici pre- e post-conciliari.
La nuova edizione, Igino Giordani, Alcide Gasperi. Rivoluzione Riforme e Libertà, edizioni Studium, vede come curatori, Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti; costoro ci hanno reso un encomiabile servigio, poiché con questa biografia, riconosciuta dagli storici come la più autorevole, mostrano, attraverso l’attenta riflessione di un caro amico, come il magister politicus leggeva gli accadimenti con gli occhi di uomo libero, di un pensatore austero e di uno scrittore finissimo: i suoi discorsi.
Le oltre 400 pagine del viaggio sono rese di grande leggibilità; emergono, infatti, a chiare tinte, le virtù umane granitiche di questo cittadino esemplare e profeta altissimo di una società reale: umiltà, mitezza e fermezza nelle difficilissime contingenze di un lasso di tempo, che si delinea dalla prima guerra mondiale fino al 1954.



